martedì 3 novembre 2009

SAKAMOTO Playing the Piano Europe - a Torino


2 novembre 2009 ore 21 - Fuori piovicchia e s'abbrivida ma dentro, tra le mura del Teatro Regio di Torino si offuscano le luci perché basta solo quella del suo ingresso e dei tasti che pigia: Ryuichi Sakamoto, in Playing the Piano Europe 2009, che per un particolare, fausto carma ha scelto proprio la mia città per la sua tappa italiana.
Un concerto "straordinario" perché fuori programma ed altrettanto "extra-ordinario" per il suo protagonista.
Lasciando agli esperti critici musicali qualsivoglia commento su note e corde, preferisco parlare di quelle che questo "piccino" uomo giapponese sa muovere dentro.
Un uomo e due piano, a specchio, uno causa e l'altro effetto della magia, uno sdoppiamento dell'anima, un invito rivolto ad ognuno a sedere idealmente sullo sgabello vuoto di fronte al maestro. A significare che le sue note sono per tutti e di tutti.
Ad implementare la suggestione della sua musica, quasi esclusivamente colori, righe e poi cerchi e poi il tutto o il nulla, in un susseguirsi variegatamente ritmato -adagio quindi furioso- ma pur sempre ineluttabile, come in fondo lo sono le umane vicessitudini, che si rincorrono in un vortice di passioni, di morti e rinascite quotidiane, le quali alla fine sembrano però convergere in un medesimo punto.
Talvolta qualche parola è caduta tra le note, ma resto dell’idea che il più completo e profondo assaggio del piccolo miracolo che si è compiuto ieri sera sia stato quello gustato ad occhi chiusi, leggermente sprofondati nella poltrona (meglio ancora sarebbe stato un lettino), poiché ogni elemento è di troppo quando si percepisce una perfezione così tangibile.
La sua musica è un'"invasione fluida" sparata dritta a perforare cento strati di pelle, una morsa che ti afferra strettissimo conducendoti dove vuole e dove vuoi, è quella coperta avvolgente che permette di rintanarti dentro te proprio in fondo ma anche una catapulta che ti spara così in alto, in giro tra i pianeti più lontani sfiorati da vicino, che ti pare impensabile ridiscendere -e nemmeno lo vorresti.
E'stato un viaggio a tratti morbido a tratti scomodo dentro e fuori dalla mia persona; mi ha provocato emozioni quasi sfinenti dettate da questa ripetuta spinta centripeta che rovistava tra quelle parti di me che sfoglio così raramente da dimenticarmi spesso di averle e poi repentinamente centrifuga verso tutto ciò a cui tendo o vorrei tendere: cose, luoghi, persone, sogni-miraggi.
L'incanto è stato infinito, non commisurato, decisamente trascendente l'hic et nunc, ed ha posto gli spettatori di fronte alla Musica, colta nella sua pura essenzialità.
Grazie Ryuichi.

P.s. Dal momento che dai miei commenti non esula mai un occhio rivolto al pubblico, riporto la "felice uscita" di una coppia di tacchini infilati dentro costosi abiti da sera mentre osservava due ragazzi in abiti "plebei" che prendevano posto in sala: "Beh, in fondo che bello che ci sia anche questa gente!". Mi chiedo se il loro minuto cervello da pennuti abbia consentito loro di provare un decimo delle emozioni sopra descritte. E’probabile però, perché Sakamoto smuoverebbe anche i tacchini.

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